Gennaro De Nardo scrive al Direttore Generale dell’ASP di catanzaro per sospendere le trattenute su appropriatezza prescrittiva ai medici di Mmg dell ASP CATANZARO.

Preg.mo Dr. Perri,
Giungono a questa Segreteria, numerose segnalazione da parte di Medici di Medicina Generale iscritti a questo sindacato in riferimento ad ipotetiche trattenute economiche relative ai risultati delle attività della Commissione di appropriatezza del Distretto 1, secondo cui nella seduta del 15 dicembre 2015 sarebbe stato deciso di irrogare le suddette sanzioni.

Giova, da subito, allo scopo, puntualizzare quanto segue:

1. Il provvedimento in questione appare chiaramente difforme e carente rispetto a quanto previsto dalle norme contrattuali vigenti (Art. 27 comma 6 ACN) e dall’ Art. 4 del Regolamento Regionale ad hoc emanato dal Dipartimento Tutela Salute e politiche Sanitarie del 25/06/2015 per i seguenti motivi:
“Il risultato dell’ accertamento, esaminate le eventuali controdeduzioni e/o udito il medico interessato, è comunicato al Direttore Generale dell’ Azienda per i provvedimenti di competenza e al medico interessato”
Appare evidente che non è stata data comunicazione al medico interessato, se non in fase di erogazione della sanzione, e non è stato fatto riferimento alcuno al provvedimento eventualmente emanato dal Direttore Generale dell’ Azienda, ma alla commissione distrettuale di appropriatezza che , invece non ne ha titolo. Nessun medico destinatario di nota di addebito è stato mai convocato dal Direttore Generale per come invece previsto dall’art. 4 del su citato regolamento, per eventuali ulteriori chiarimenti sulla posizione del medico.

2. Va segnalata la mancanza di iniziative formative, per come previsto ( comma 4 Art. 1 legge 8 agosto 1996, n. 425) dalle nome vigenti in tema di spesa farmaceutica, da parte Aziendale, tese a scongiurare errori di inappropriatezza prescrittiva da parte dei Medici prescrittori; tali iniziative hanno avuto avvio nell’ aprile 2016 con risultati a tutti evidenti in termini di appropriatezza e di risparmio di risorse.

3. Mancata valutazione del profilo prescrittivo globale di ogni singolo Medico, attraverso il sistema “di reportisticà integrata” più volte annunciato alla categoria da parte di codesta Azienda; ne consegue la mancata considerazione del reale profilo prescrittivo/assistenziale di ogni singolo medico che nella maggioranza dei casi risulta invece essere ipoprescrittore e iperprescrittore solo per quanto riguarda limitate categoria farmaceutiche e senza la valutazione delle eventuali ricadute in termini di prevenzione di ricoveri e indagini inappropriate.

4. Va segnalata altresì una difforme applicazione dei criteri di valutazione da parte dei singoli Distretti con discrepanze evidenti nell’entità economica delle sanzioni proposte.

5. Mancata osservanza, che quindi renderebbe invalide le determinazioni delle Commissioni di appropriatezza, del Regolamento Regionale ad hoc emanato dal Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie in data 25/06/2015 che prevedeva la presenza nelle suddette Commissioni di un rappresentante dei medici specialisti ospedalieri e dell’ azienda territoriale. La presenza di. queste figure avrebbe potuto evitare, attraverso I’ integrazione fra i vari attori, una importante mole di prescrizioni indotte per i MMG che allo stato rappresentano il capro espiatorio delle prescrizioni altrui indotte.

6. “Dulcis in fundo”, va sottolineato che I’ unica Azienda Provinciale della Calabria che ha ottenuto significativi risultati in termini di appropriatezza e di corretta allocazione delle risorse è stata proprio I’ ASP di Catanzaro, che oggi appare, invece l’unica ad avere assunto prowedimenti
sanzionatori nei confronti dei propri MMG, nonostante i singolari risultati conseguiti.

La prosecuzione dei provvedimenti sanzionatori e quindi delle trattenute sugli emolumenti, lungi dal rappresentare un momento di integrazione e di collaborazione fra i vari componenti del sistema, potrebbe comportare un irrigidimento non costruttive delle singole parti con l’avvio di una miriade di azioni legali avverse ai provvedimenti emanati, vista la ormai consolidata giurisprudenza in merito, (vedi sentenza della Corte dei conti Regione Lombardia n. 9 del 08/01/2010, Cassazione, 2 marzo 2011, n° 8254) creando ulteriore aggravio di spesa, a discapito del raggiungimento degli obiettivi comuni di appropriatezza e di tutela della salute dei cittadini.
Alla luce di quanto sopra, questo Sindacato propone la convocazione di un tavolo di confronto da Lei presieduto, sulle problematiche riportate in precedenza, con la partecipazione dei Direttori dei tre distretti e dei referenti delle sigle sindacali maggiormente rappresentative della Medicina Generale allo scopo di individuare soluzioni più consoni all’attuale contesto, nelle more dell’attuazione di tale tavolo, la tempestiva sospensione di ogni azione di trattenuta sugli emolumenti dei MMG interessati.

Certo in Suo imminente ed efficace intervento, colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti
Catanzaro 6 Marzo 2016

«Chiedere che il paziente sia indirizzato alla visita specialistica prima di fare un esame non risolve il problema dei troppi esami. Se c’è una categoria che indulge in prescrizioni eccessive di diagnostica, e ciò si può dimostrare, sono gli specialisti. Credo che la medicina di famiglia moderna, che si rappresenta in Simg, oggi abbia il polso della valutazione di un paziente cronico e sappia quali esami prescrivere e quando, quali sono utili e quali no». Ovidio Brignoli vicepresidente della Società Italiana di Medicina generale replica alle società scientifiche specialistiche che hanno denunciato sul territorio una crescita di richieste di test diagnostici o sacche di prescrizioni improprie dovute per lo più ai medici di famiglia. I gastroenterologi Sige lamentano l’inutilità del 25-30% delle gastroscopie e colonscopie: sarebbero male indirizzate in tutto 500 mila procedure su 1,7 milioni per un costo di 60 euro l’una e una spesa totale di 30 milioni di euro. Ma anche SIBIoC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) aveva denunciato una crescita fino al 20% nel numero di esami clinici richiesti ai laboratori Ssn per malattie cardiovascolari, diabete ed insufficienza renale. Il medico di famiglia ha la penna facile? Brignoli non ci sta. «Il laboratorista non vede il paziente, quindi non posso fargli una colpa dell’eccesso prescrittivo; posso però assicurargli che le indicazioni a prescrivere arrivano per lo più da specialisti endocrinologi e reumatologi che alzano la mira anche per un piccolo sospetto. Da anni SIMG sostiene che i follow up per i pazienti oncologici e per i cronici vanno semplificati e che molti esami si possono risparmiare. Quanto agli specialisti “a contatto” con l’utente, prima di parlare del medico di famiglia dovrebbero guardarsi in casa e -nel dare indicazioni prescrittive – seguire certe regole. Quando si presenta al medico curante una batteria di esami a carico del Servizio sanitario nazionale è bene accompagnarla con una lettera, motivare le scelte, chiedere di rivedere il paziente dopo un certo arco di tempo».
I gastroenterologi SIGE chiedono (e organizzano) più formazione e denunciano gastroscopie ripetute dopo 12-24 mesi in giovani per dispepsia o reflusso (in assenza di sintomi d’allarme come familiarità per neoplasie, anemia, vomito, dimagramento, emorragia) quando per curare l’helicobacter basterebbe partire da un breath test; o colonscopie ripetute dopo 12-24 mesi in giovani, sempre per colonpatie funzionali, diverticolosi, asportazione di polipi iperplastici. Solo il 20 % degli esami endoscopici è chiesto dallo specialista gastroenterologo; l’80 per cento di richieste viene dal mmg, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. «Penso che quando sarà a regime il decreto sui livelli essenziali di assistenza che elenca le condizioni di erogazione degli esami e offre indicazioni di appropriatezza prescrittiva registreremo un’ulteriore pulizia rispetto al denunciato eccesso di prescrizione», dice Brignoli. E aggiunge: «Non siamo però certo stati noi medici di famiglia a premere sul PSA periodico, né ad andare in televisione a raccomandare questo o quell’esame al telespettatore che il giorno dopo veniva a fare pressing nel nostro studio. Ma c’è un’altra cosa da dire, il nostro sistema prescrittivo funziona male perché i controllori non controllano: si continua a valutare la mera spesa e non i percorsi di cura della persona, e non si attribuiscono responsabilità sul monitoraggio dei suddetti percorsi».

 

Mauro Miserendino

Fonte Doctor33.it